Ciao Italia, ti racconto una storia come tante altre di lavoratori e mobilità…

Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale

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Ciao Italia, scusa se ti scrivo un messaggio personale anche se non abbiamo un’amicizia diretta su facebook ma spesso ho letto e condiviso tante battaglie che trattavano di un argomento che oggi vede me e altri miei colleghi coinvolti.

Non so se ancora hai interesse a sentire l’ennesimo problema sociale che questa crisi o imprenditori senza scrupoli hanno creato, ma se così fosse, vorrei sottoporre alla tua attenzione una storia che potrebbe essere frutto di pura fantasia, ma questo lascio a te deciderlo.

La storia parla di una società posseduta all’80% da fondi esteri, che mascherata da buoni propositi, acquisisce rami di aziende loro diretti competitor e quindi mercato perché crede che le sue mele non sufficientemente belle, non possono attrarre quella fetta di mercato che invece le aziende acquisite posseggono.

Una volta acquisite queste grandi realtà, che a loro dire completeranno la loro offerta, e trasformate in S.r.l (naturalmente si guardano bene di inglobarle nella controllante), parte un meccanismo ben consolidato, che adesso ti spiego.

La grande società che vende mele, rivolgendosi al mercato appena acquisito, dice che le mele che producono le società anch’esse acquisite, sono piene di vermi e che quindi sono costrette, loro malgrado, a cambiare strategia.

Quindi decide di congelarne la vendita, ma non vi preoccupate, nel frattempo che la società capogruppo effettuerà le opportune verifiche del caso, propone al mercato che comprava quelle mele rosse, lucide adatte ad un mercato di alta gamma, di provare le loro mele innovative che sicuramente sono senza vermi sono rosse e alle quali passerà del lucido per farle assomigliare a quelle alle quali il mercato di alta gamma era abituato.

Nel frattempo la società capogruppo sostiene che la precedente proprietà aveva nascosto che le mele, che avrebbero dovuto coprire la fascia di mercato alto, sono piene di vermi e praticamente invendibili.

Ad ogni buon conto, invece di dare l’acqua ramata all’albero per ottenere l’anno successivo un prodotto di qualità, la società decide bene di avviare una procedura di mobilità facendo ricadere sulle spalle dei lavoratori l’errore commesso dai loro manager per l’incauto acquisto di mele risultate malate.

Ma una società responsabile, che si dichiara italiana se non per il fatto che vende esclusivamente mele per l’Italia, parte integrante di un indotto non indifferente, perché ha come obiettivo sfruttare gli ammortizzatori sociali come la mobilità, per aumentare il proprio utile?

Io cara Italia, una risposta me la sono data e senza troppe elucubrazioni, senti qui.

Secondo me, in prima analisi, la cosa che salta più agli occhi è quella che la capogruppo vuole monopolizzare il mercato delle mele annullando di fatto la concorrenza.

Ma questa cara Italia, credo sia solo parte di una strategia più ampia, che vede come obiettivo finale quotarsi in borsa per ripagare gli investimenti dei famosi fondi esteri (padroni assoluti avendo l’80% del capitale sociale) i quali di sicuro non hanno come “mission” l’interesse del territorio che vanno a sfruttare ma portare all’estero quella ricchezza sottratta al paese e quindi alle tue tasche, lasciando un tessuto sociale indebolito per via di tutte quelle famiglie che rimarranno senza reddito avendo perso il lavoro per scelte finanziarie che nulla hanno a che vedere con scelte imprenditoriali responsabili.

Naturalmente hai a disposizione me per qualsiasi domanda in merito.

Prima di lasciarti vorrei porre l’accento sulla metodologia di come opera questa società che acquisisce piccole/medie realtà sulle quali applica ormai da tempo lo stesso copione.

Queste “operazioni finanziarie”, prese singolarmente, non fanno clamore, ma se andassimo a fare una somma di tutte le persone che sono state impattate, mia cara Italia, probabilmente ci  avvicineremmo ai numeri dell’ILVA.

Attualmente la FIOM, grazie alla compattezza dei lavoratori sta cercando di scardinare questo ipotetico format, ma ci servono i mezzi di comunicazione per far risaltare queste realtà che purtroppo non hanno forza mediatica proprio per via del fatto che prese singolarmente non porta numeri significativi.

“Dividi et impera” questo sembra essere il motto della capogruppo che vende mele…

Ti ringrazio anticipatamente per l’attenzione che potrai prestare a questa storia e comunque ti sarei grato, nel caso in cui tu non fossi direttamente interessata, di condividerla nella tua bacheca affinché questi meccanismi di finanza speculativa vengano a galla e sia data voce ai lavoratori coinvolti in questa storia che speriamo sia frutto della nostra fervida fantasia.

Grazie Italia.

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